Intervista a Cataldo Russo direttore artistico del teatro Del Giglio Giacomo Puccini di Lucca
Il teatro è trasmettere emozioni, esplorare sentimenti profondi, il teatro è immaginare, osservare, riflettere, è entrare in tanti mondi lasciandosi trasportare dalle parole, dai gesti, dalla musica. Un’opportunità di crescita per tutti: per l’attore che sale sul palco, per lo spettatore che sa coglierne la bellezza, anche se bambino.
«Il momento più bello di un’intera stagione teatrale? – Dichiara Cataldo Russo, direttore artistico del teatro Del Giglio Giacomo Puccini di Lucca- È l’esplosione di entusiasmo dei bambini quando calano le luci e arriva il buio. Le loro grida sono gioia pura, un entusiasmo contagioso. Quello che si crea è il rapporto più autentico che possa esistere tra palco e platea. Per noi, la funzione educativa del teatro ragazzi non è un optional, è un caposaldo. Crediamo in un percorso che parta dalla più tenera età, dai piccolissimi del nido, per accompagnarli fino alle scuole superiori.
Come? Educando alla bellezza: alla musica, all’opera. Apriamo le prove generali delle nostre produzioni, mostriamo generi diversi, raccontiamo storie. Il nostro obiettivo è portare in scena temi che possano integrarsi con il lavoro degli insegnanti, perché siamo convinti che il teatro sia uno strumento potente per la crescita non solo dei ragazzi ma di tutti: genitori, insegnanti, della comunità intera.»
Ecco la programmazione:
11/12 novembre Teatro I. Nieri (Ponte a Moriano): Il brutto anatroccolo
musica di Salvatore Passantino
libretto di Ugo Giacomazzi e Luigi Di Gangi
Casa Musicale Sonzogno
personaggi e interpreti
Cicogna/Muto Massimiliano Mastroeni
Madre Mariateresa Federico
Fratello 1/Volpe Stefano Paradiso
Fratello 2/Gatto Giacomo Leone
Sorella/Fiammì Martina Malavolti
direttore d’orchestra Ernesto Colombo
regia Davide Garattini ripresa da Jesús Noguera
scene e costumi Josephin Capozzi
luci Ivan Pastrovicchio
età 6-10 | durata 60 minuti circa
19 novembre 09.45 Teatro del Giglio: Coro dell’Opera Reale Danese. Coro dell’Opera Reale Danese (Copenaghen)
Thomas Bagwell, pianoforte
Giorgio Musolesi, direttore
The Road Home – musica di casa e radici, dalla Scandinavia all’Italia
Una serata unica nel suo genere, lungo sentieri sorprendenti che vanno dai cori di Puccini e Verdi alla polifonia tradizionale del Nord Europa, dalla musica sacra al suono del nostro tempo.
durata 2 ore circa
3 dicembre ore 18.00 / 4 dicembre Teatro del Giglio ore 15.30: La cenerentola, ossia la bontà in trionfo – prova generale aperta. Dramma giocoso in due atti di Jacopo Ferretti,musica di GIOACHINO ROSSINI
Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro in collaborazione con Casa Ricordi, Milano, a cura di A. Zedda. Ddirettore d’orchestra Daniel Smith
regia Aldo Tarabella. Orchestra della Toscana.
27 gennaio Teatro del Giglio ore 9.45: Hamlet Double Bill da Hamlet di William Shakespeare
di e con Adrian Hughes, Alberto Ierardi e Giorgio Vierda. musiche arrangiate da Alberto Ierardi (chitarra) e Adrian Hughes (flauto traverso) costumi Adrian Hughes produzione La Ribalta Teatro e The English Theatre Company con il sostegno de I Sacchi di Sabbia
Vincitore del premio “ShakeSphere2024”, promosso da ESFN – European Shakespeare Festivals Network
età dai 14 anni | durata 60 minuti
Hamlet Double Bill è un doppio spettacolo in lingua Inglese condensato in una sola performance che unisce i due atti unici The Play’s the Thing e The Rest Is Silence. The Play’s the Thing, brillante, rocambolesca e piena di giochi di teatro nel teatro, è il primo atto unico del nostro Double Bill. I protagonisti sono gli Attori che nel testo dell’Amleto si sono diretti alla corte di Re Claudio per mettere in scena “La Trappola per Topi”: lo stratagemma che permetterà ad Amleto di dimostrare la colpevolezza dello zio Claudio. Ci siamo immaginati che questi tre Attori siano appena tornati dal loro tour in Danimarca e che vogliano raccontare al pubblico la loro versione dell’Amleto attraverso la loro ultima produzione: “The Play’s The Thing!”. Chissà se i nostri tre Attori riusciranno a ricordarsi perfettamente gli snodi della vicenda e a raccontarla senza inciampi, fiaschi e ridicole soluzioni. Al pubblico l’ardua sentenza. The Rest is Silence è invece il secondo atto unico del nostro Double Bill, caratterizzato da un’atmosfera del tutto opposta al primo atto. Ci siamo immaginati che la vicenda abbia inizio temporalmente alla fine della pièce di Amleto. I protagonisti sono i due Becchini che nel testo di Shakespeare si trovano a seppellire il cadavere di Ofelia. I due, prima che faccia giorno, dovranno ancora scavare per seppellire altri cadaveri: Amleto, Gertrude, Claudio e Laerte (per non parlare di Polonio, Rosencrantz e Guildenstern). Lo ha ordinato Fortebraccio, il nuovo Re. Mentre scavano, i due incontrano nella lugubre atmosfera notturna del cimitero, come per magia, gli spiriti (Adrian Hughes) di quelli che una volta erano persone in carne (“solida, troppo solida”) ed ossa. Anche se i due Becchini sanno fin troppo bene che “tutto ciò che vive deve morire, passando dalla natura all’eternità”, entrano in empatia con i personaggi dell’Amleto e ascoltano le loro parole. È così che questi ultimi colgono l’occasione di redimersi o di raccontare la loro versione dei fatti nella speranza di non essere mai più dimenticati. In entrambi gli atti, caratterizzati da due atmosfere decisamente differenti, le parole che pronunciano i nostri personaggi, esclusi alcuni brevi momenti lasciati all’improvvisazione, sono tutte tratte dal testo originale di Shakespeare, sapientemente tagliate e riadattate rispetto ai diversi contesti creati. La musica di scena è presa in prestito sia dalla tradizione delle ballate inglesi del Cinquecento che dalla musica popolare italiana, ed è una parte fondamentale di Hamlet Double Bill, in quanto funge da ponte drammaturgico e metaforico: è sia il collante tra la prima e la seconda parte, ma anche il legame tra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra gli attori e i personaggi e la loro possibilità di resistere al tempo.
14 febbraio ore 18.00 Teatro del Giglio. Sconcerto d’amore. Le acrobazie musicali di una coppia in dis-accordo. compagnia Nando e Maila, di e con Ferdinando D’Andria e Maila Sparapani
collaborazione artistica Marta Dalla Via, Carlo Boso
disegno luci e audio Federico Cibin
scenografie Ferdinando D’Andria, Studio Sossai
messa in scena Luca Domenicali
Nando e Maila interpretano una coppia di artisti: musicista eclettico lui e attrice-acrobata lei, eternamente in disaccordo sul palcoscenico come nella vita. Dunque…come fare per spezzare la monotonia di coppia quando il pentagramma, seppur ricco di variazioni sul tema, si riduce sempre alla stessa solfa?
Sconcerto d’amore è un concerto-spettacolo comico con acrobazie aeree, giocolerie musicali e prodezze sonore. Un concerto-spettacolo innovativo, che porta in scena una storia d’amore travagliata, nella quale ognuno di noi può riconoscersi, attraverso l’ironia e le “Acrobazie Musicali” di una coppia in dis-accordo. Nando e Maila hanno fatto una scommessa: giocare ai musicisti dell’impossibile trasformando la struttura autoportante, dove sono appesi il trapezio e i tessuti aerei, in un’imprevedibile orchestra di strumenti. I pali della struttura diventano batteria, contrabbasso, violoncello, arpa e campane che insieme a strumenti come tromba, bombardino, fisarmonica, violino e chitarra elettrica, creano un’atmosfera magica definendo un insolito mondo sonoro.
E in questo universo magico, tra teatro e circo, inaspettatamente, ai due attori se ne aggiunge un altro… Un concerto-commedia all’italiana, dove si passa dal rock alla musica pop suonata a testa in giù dai tessuti aerei, fino a toccare arie d’opera e musica classica, che condurrà il pubblico in un crescendo di emozioni. Ogni dissonanza si risolverà in piacevole armonia, con un poetico “happy ending” sul trapezio. Per tutte le età. Durata 60 minuti
15 febbraio ore 17.00 16 febbraio ore 09.45 Teatro I. Nieri (Ponte a Moriano). WRoONG! – l’errore perfetto. Produzione Orto degli Ananassi. di e con Ilaria Di Luca e Andrea Gambuzza
scene e costumi Emanuela Dall’Aglio
disegni ombre Alberto Pagliaro
elementi digitali Paolo Signorin. WroOng! è uno spettacolo che esplora, con ironia e profondità, il confine tra giusto e sbagliato, perfezione e imperfezione. L’idea nasce da una ricerca comunitaria condotta attraverso il progetto europeo Sense (of) Sharing, che mira a favorire un dialogo tra artisti e cittadini per esplorare temi sociali rilevanti attraverso il teatro. Con WroOng!, la Compagnia ha indagato con laboratori dedicati ai più piccoli il senso di inadeguatezza riscontrato nei bambini, il peso del giudizio sociale e il bisogno di accettazione. Domande come Cosa significa essere perfetti?, Quando ci sentiamo sbagliati?, È mai possibile essere perfetti? hanno dato origine a un percorso teatrale che rovescia i canoni di perfezione. Durante i laboratori, i bambini hanno condiviso idee affascinanti e spontanee: per alcuni, essere perfetti significa essere senza brufoli e puliti, avere tutti i capelli lisci pettinati, o essere simpatici e amici di tutti. Altri ritengono che la perfezione si riconosce dall’aspetto esteriore, o che una persona perfetta cancella tutte le macchie con rabbia e non sopporta il disordine. Tuttavia, qualche voce fuori dal coro ha sottolineato che una persona perfetta sa che per essere perfetti si devono fare gli errori, poiché gli errori sono utili per crescere e imparare cose nuove. Una risposta particolarmente intensa è stata: La perfezione è un vento gelido che può far sentire sole le persone.
Questi spunti hanno permesso alla Compagnia di approfondire la percezione dell’errore e il suo valore attraverso letture per l’infanzia (Si Può di Giusi Quarenghi e Il Libro degli Errori di Corinna Luyken), improvvisazioni e giochi teatrali. Ne è emersa l’idea di un viaggio che celebra l’imperfezione come espressione unica di ogni individuo, contrapponendo la perfezione all’autenticità. Lo spettacolo: due eccentrici scienziati si muovono attorno a una misteriosa macchina capace di rendere chiunque perfetto, o così sembra. Tra esperimenti e colpi di scena, la Compagnia invita il pubblico a riflettere su temi di autoaffermazione, accettazione e il valore dell’errore come parte della crescita, proponendo uno spettacolo che sfida il concetto di errore come stigma e invita grandi e piccoli a riconoscere il proprio posto nel mondo con coraggio e autenticità. La messa in scena adotta un linguaggio non verbale ispirato al mondo dei buffoni di Jacques Lecoq, in cui ingenuità e ferocia convivono in un fragile equilibrio, rendendo i personaggi in scena figure quasi sacerdotali di un rito che gioca con l’illusione della perfezione. Il loro tentativo di “aggiustare” tutto ciò che appare sbagliato svela, invece, l’impossibilità di omologare le imperfezioni e il valore di ciascuna particolarità. WroOng! è un percorso teatrale che celebra l’unicità umana, attraversa il desiderio di uniformità e il bisogno di uscire dalla norma, per scoprire che forse è proprio grazie al “disordine creativo” e alla rottura delle regole, che si può dare spazio alla propria crescita e alla meravigliosa imperfezione che rende ciascuno di noi unico. Età età 5-10 anni
durata 50 minuti
24 febbraio ore 09.45 Teatro I. Nieri (Ponte a Moriano) Sulla vita sfortunata dei vermi. Spettacolo tratto da Sulla vita sfortunata dei vermi. Trattato abbastanza breve di storia naturale di Noemi Vola ©2021 Noemi Vola. Tutti i diritti riservati alla Maurizio Corraini s.r.l. una produzione Fondazione TRG, dall’opera di Noemi Vola con Andrea Di Falco, Nicola Morucci e Mariajosé Revert Signes drammaturgia Paola Fresa regia Emiliano Bronzino musiche originali Andrea Di Falco, Nicola Morucci e Emiliano Bronzino immagini Courtesy Noemi Vola e Corraini Edizioni
Età dai 6 anni (per il pubblico scolastico, si consiglia fino ai 10 anni) durata 55 minuti
«Si può sentire la mancanza di una coda? E adesso? Sono uno? Oppure sono la metà di uno? E se sono uno, chi sono? Si può essere qualcuno per tutto il tempo e poi, all’improvviso, diventare qualcun altro? Può fare male una coda che non c’è?»
La scienziata di fama internazionale Maria José Martinez Rodrigez Perez Roscon de Reyes Empanada de Garbanzos, assegna un compito importantissimo ai suoi due strampalati assistenti: organizzare una conferenza scientifica che abbia come pubblico privilegiato ed esclusivo un uditorio di bambini e bambine, gli unici in grado di comprendere il senso profondo delle sue ricerche scientifiche in merito alla vita sfortunata dei vermi. La scienziata accompagnerà il pubblico attraverso l’esperimento con lo scopo di indagare la vita del verme Testa e Coda, unità destinata a dividersi in due pezzi, chiamati al difficile compito di riscoprire e risignificare la propria identità. Sarà attraverso l’osservazione e l’interazione con Testa e Coda che Maria José Martinez Rodriguez Perez Roscon de Reyes Empanada de Garbanzos, potrà rispondere alla domanda che l’ha sempre spinta a dedicarsi ai lombrichi: si può sentire la mancanza di una coda? Come possiamo andare avanti quando perdiamo un pezzetto di noi? La curiosità per i vermi, anche chiamati lombrichi, nasce nella prima infanzia, stimolata dalla loro strana natura e forma. Tuttavia, presto si perde un po’ perché è repressa dalla nostra paura per qualcosa che non conosciamo davvero, un po’ perché la nostra attenzione si sposta su soggetti che più facilmente stimolano la nostra fantasia, come i dinosauri e la loro misteriosa scomparsa o i bruchi e la loro poetica trasformazione in farfalle. Questa è la sfortuna dei vermi. Eppure, questi esseri apparentemente distanti da noi hanno suscitato la curiosità di grandi scienziati proprio per la loro “stranezza”, primo fra tutti Charles Darwin. Nella sua ultima opera a loro dedicata, Darwin ci restituisce un’immagine dei vermi come esseri tutt’altro che spregevoli. Nonostante l’aspetto così alieno, dalle sue pagine trapela una profonda poeticità, dimostrando anche barlumi di quella che chiamiamo intelligenza. Partendo da questa riflessione, Noemi Vola scrive e illustra un “trattato abbastanza breve di storia naturale”, guidandoci alla comprensione di come anche un essere vivente profondamente lontano da noi abbia la capacità di parlare della nostra vita, dei nostri sentimenti, di come viviamo.
4 -5 marzo ore 09.45 Teatro I. Nieri (Ponte a Moriano) Fare fuoco di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia con Luigi D’Elia
disegno luci Francesco Dignitoso molto liberamente ispirato ai Racconti dello Yukon di Jack London
produzione TRIC Teatri di Bari e Fondazione Sipario Toscana
età dai 9 anni | durata 60 minuti
Fare un fuoco narra la storia di un uomo audace, determinato a raggiungere i suoi compagni in cerca d’oro attraversando una delle regioni più ostili dello Yukon. Deciso a partire all’alba di un giorno d’inverno, quando il sole non sorge nemmeno e la temperatura tocca i 60 gradi sottozero, ignora le suppliche di una donna inuit che lo avverte del pericolo mortale del viaggio. Convinto di essere preparato, l’uomo intraprende il cammino con il suo fidato husky, Macchia, un cane di straordinaria intelligenza. Tuttavia, la natura, con la sua bellezza assoluta e crudele, si rivela un avversario implacabile. Fare un fuoco è il racconto delle disavventure dell’uomo e del suo cane, in una natura dalla bellezza tanto assoluta quanto crudele, sotto un cielo senza sole e senza stelle. Solo neve, alberi, ghiaccio, visioni, sogni e ricordi, in un susseguirsi di sorprese fino all’ultimo secondo. La storia è una riflessione profonda sulla temerarietà e l’arroganza umana nel confrontarsi con la natura. L’uomo, nella sua follia di voler dominare l’ambiente, sottovaluta spesso la potenza e l’imprevedibilità del mondo naturale. Fare un fuoco mette in luce come l’arroganza e la presunzione possano condurre alla rovina, ricordando che la natura non può essere piegata alla volontà umana. È un richiamo alla necessità di rispetto e umiltà di fronte alla forza inesorabile della natura, che rimane indifferente ai desideri e alle ambizioni dell’uomo.
11 marzo ore 09.45 Teatro I. Nieri (Ponte a Moriano) Il più furbo – disavventure di un incorreggibile lupo. Dall’opera di Mario Ramos. Teatro Gioco Vita con Andrea Coppone adattamento teatrale Enrica Carini, Fabrizio Montecchi regia e scene Fabrizio Montecchi sagome Nicoletta Garioni, Federica Ferrari (dai disegni di Mario Ramos) musiche Paolo Codognola
dai 3 ai 7 anni | durata 45 minuti
Nel folto del bosco un grande e cattivo Lupo affamato incontra la piccola Cappuccetto Rosso e subito elabora (dopotutto lui è il più furbo) un diabolico piano per mangiarsela. Senza esitazioni, lo mette in pratica. Mentre si avvicina alla casa della nonna, pregusta già il pranzetto: sarà uno scherzo da ragazzi divorarsele entrambe… Sembra l’inizio della favola che tutti conosciamo, almeno finché il Lupo (che si crede davvero il più furbo), non infila la rosa camicia da notte della nonna con tanto di cuffietta d’ordinanza, ed esce di casa… rimanendo chiuso fuori! Così conciato e in attesa di elaborare un nuovo, geniale piano, al Lupo (che ancora si crede il più furbo), non rimane che nascondersi nel bosco. Ma il bosco, ahimè, è un luogo molto frequentato, soprattutto dai personaggi delle fiabe, e il nostro Lupo fa imbarazzanti incontri (i Tre Porcellini, i Sette Nani, il Principe Azzurro, etc.) che mettono fortemente in crisi la sua vanità. Povero lupo! Tutti, invece di avere paura di lui, lo scambiano per un’innocua vecchietta. Per fortuna Cappuccetto Rosso è una bambina molto gentile e viene in suo aiuto. Eh sì, e lui che pensava di essere il più furbo! Il più furbo è tratto dall’omonimo libro di Mario Ramos, acclamato autore di libri illustrati per i piccoli. Un piccolo gioiello che è un concentrato di leggerezza e d’ironia, che fa ridere e pensare piccoli e grandi. Il lupo protagonista di questa storia, suscita una simpatia sincera perché a fronte della sua declamata presunzione “io sono il più furbo”, si dimostra, nei fatti, sgraziato e goffo. Tutti gli altri personaggi che lui incontra non fanno che rivelare le sue debolezze e farne un carattere molto umano. Ridere di lui, in cui in fondo tutti ci possiamo riconoscere, è ridere di noi, e questo ci fa sentire tutti più umani. Dalle disavventure di questo lupo usciamo con la gioiosa convinzione che la vita, nonostante tutto quello che ci può accadere, possa essere comunque un’avventura meravigliosa. Il più furbo vede in scena un solo attore-narratore che, aiutandosi con tutto il repertorio di tecniche d’ombra proprie del linguaggio teatrale di Teatro Gioco Vita e una qualità di movimento fortemente coreografica, interpreta tutti i personaggi della storia e ci conduce dentro un mondo sorprendente, dove la dimensione favolistica e quella realistica s’incontrano e si scontrano producendo quell’effetto comico e grottesco proprio della storia raccontata. Le figure in ombra, essenziali ma cariche di espressività e humor, e il linguaggio, diretto e scanzonato, contribuiscono a rafforzare i temi che la storia, senza moralismi, ci propone.
17 marzo ore 20.30 (28 marzo ore 17.00 e 20.30 e 29 marzo ore 17.00) Teatro del Giglio. Pimpa – Il musical a pois. Drammaturgia Francesco Tullio Altan e Enzo d’Alò
regia Enzo d’Alò
aiuto regia Maria Selene Farinelli
musiche e direzione musicale Eleonora Beddini
coreografia Elisa Cipriani
scene Luca Zanolli e Mariangela Mazzeo
costumi Mariangela Mazzeo
consulenza artistica Simone Dini Gandini
con Gloria Zamprogno, Jacopo Violi, Matteo Fresch, Irene Albanese
light designer Alberto Gottardi
In occasione dei 50 anni dalla nascita della cagnolina a pois rossi, entrata nell’immaginario da generazioni di bambini, un musical per festeggiarla e divertirsi a teatro!
Il progetto artistico Pimpa, il musical a pois nasce con l’intento di celebrare il cinquantesimo anniversario di uno dei personaggi più iconici del panorama culturale italiano: la Pimpa, creata da Altan. In una combinazione unica di teatro musicale e letteratura classica, la celebre cagnolina a pois rossi verrà catapultata nel mondo di William Shakespeare, in un’ambientazione storica suggestiva che unisce le radici veronesi alla magia del teatro shakespeariano. Le sue storie si intrecceranno con i temi universali delle opere del “Bardo”, creando un ponte tra l’immaginazione infantile e il teatro classico.
Pimpa, il musical a pois è un progetto teatrale diretto da Enzo d’Alò, che ha scritto anche la drammaturgia con Altan, musiche di Eleonora Beddini. Età dai 3 anni durata: 75 minuti
18 marzo ore 9.45 -18.30 (19 marzo 09.45 -11.45) Teatro del Giglio. Piccolo Orso e la Montagna di ghiaccio. musiche Giovanni Sollima
libretto Giancarlo De Cataldo
Ricercare Editions e Edizioni AsLiCo
regia Lorenzo Ponte
scene Alice Benazzi
costumi Giulia Rossena
luci Emanuele Agliati
Orchestra 1813
nuova commissione
produzione Fondazione Teatro La Fenice e AsLiCo
in coproduzione con Opéra Grand Avignon e Festival de Granada.
Due giovani orsetti polari, Piccolo Orso e Piccola Orsa, vengono separati durante una battuta di pesca a causa dello scioglimento dei ghiacci. Mentre lei trova rifugio presso la Regina dei Ghiacci, lui si imbatte in Mangianeve, un ambiguo venditore deciso a trasformare l’area in un parco divertimenti. Nel tentativo di ritrovarsi, i due fratelli affrontano pericoli e incontri inaspettati, scoprendo che solo insieme, con il supporto del pubblico che canta con loro, possono guarire la Montagna di ghiaccio, minacciata dall’inquinamento e dall’avidità umana.
Una nuova opera civica contemporanea che indaga il tema della fragilità degli ecosistemi polari, coinvolgendo in un percorso di scoperta e consapevolezza ambientale attraverso il linguaggio poetico e musicale dell’opera.
Dal 2025, Anno Internazionale della Protezione dei Ghiacciai proclamato dall’UNESCO e apertura del Decennio dedicato alla Criosfera, Piccolo Orso propone un percorso educativo unico che intreccia musica, scienza e sostenibilità. Fondamentale, fin dalla fase di ideazione, è il contributo dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, che arricchisce il progetto con contenuti didattici scientificamente accurati e testimonianze dirette dal mondo della ricerca.
IL PROGETTO OPERA DOMANI
Opera domani nasce nel 1996 dalla volontà di AsLiCo di creare una proposta di spettacolo innovativa e partecipativa per coltivare il naturale entusiasmo dei giovani per l’opera lirica. Il progetto porta in scena nei teatri di tutta Italia, e non solo, opere della tradizione e nuove produzioni originali proposte in chiave partecipativa: durante lo spettacolo, sotto la guida del direttore d’orchestra, il pubblico è invitato a intonare alcune delle arie e dei cori più celebri e a interagire con coreografie e oggetti di scena. Età 6-14 anni durata 70 minuti
19 marzo ore 17.00 Teatro I. Nieri (Ponte a Moriano). L’orso felice. Lo spettacolo, tratto da L’orso che non c’era di Oren Lavie, indaga il tema dell’identità in modo poetico e leggero, come solo un Orso Felice può fare.
di e con Elisa Canessa e Federico Dimitri
costume dell’Orso: Gisella Butera, Matilde Gori e Chiara Manetti
Compagnia DIMITRI/CANESSA e Pilar Ternera
C’era una volta, Tanto Tempo Fa, un Prurito.
Non era un prurito grandissimo.
Non era un prurito da niente.
Era un prurito normale.
E il prurito desiderava una bella grattatina.
Tanto Tempo Fa.”
Nasce prima l’orso o il suo prurito?
La favola di Oren Lavie sembra chiederci la soluzione a questo indovinello che ricorda un famoso paradosso. Nasce prima l’uovo o prima la gallina? Dal Prurito dell’incipit, gratta gratta, nasce un orso. “Bè, tutti sanno che gli orsi si grattano quando sentono prurito, ma non molte persone sanno che i Pruriti si grattano perché sono Orsi!”
L’orso trova nella tasca della sua pelliccia un foglietto con una domanda (Tu sei me?) E tre indizi: sono un orso molto gentile, sono un orso felice e anche molto bello. Inizia così una storia semplice ma filosofica di un orso alla ricerca di se stesso, della propria identità, che cerca risposte a domande apparentemente semplici e lo fa relazionandosi con gli altri perché è solo attraverso i rapporti interpersonali che possiamo realmente capire chi siamo.
Intraprende allora il suo percorso nella Fantastica Foresta dove impara a riconoscere i diversi tipi di silenzio: il piccolo silenzio delle foglie, quello profondo della terra, l’antico silenzio degli alberi e il silenzio più silenzio di tutti, il suo. Il suo silenzio lo porta a fare la conoscenza della Mucca Mollacciona (una morbida mucca che assomiglia molto ad una poltrona!), del Penultimo Pinguino, a scoprire che è molto meglio annusare i fiori che contarli e che per andare Avanti, certe volte, è anche necessario perdersi!
Una storia semplice ma filosofica. Uno strano orso, sognatore, un po’ sulle nuvole, che cerca se stesso, la propria identità e la propria strada e lo fa sia guardandosi dentro (frugandosi nelle tasche!), che relazionandosi con gli altri, perché è anche e soprattutto con l’interazione con ciò che è “altro da sé” che si può scoprire chi si è veramente. Un viaggio per scoprire come ci vediamo e come ci vedono gli altri perché non tutti ci vedono allo stesso modo e forse siamo la somma di tutti questi sguardi.. .e di quelli che ancora non ci son stati rivolti. Età dai 3 ai 6 anni durata 45 minuti
9 aprile ore 09.45 Teatro I. Nieri (Ponte a Moriano) Sbucci. una produzione de Gli Omini con il sostegno di Teatro Metastasio drammaturgia Giulia Zacchini con Francesco Rotelli e Luca Zacchini
età 6-10 anni | durata 60 minuti
“Si atterra sempre sui ginocchi”
Correre, cadere, piangere, rialzarsi e continuare a giocare. Crescere. Gli sbucci sono le prime prove dei nostri limiti, il primo indizio del pericolo che sta dietro ogni azione, il segno del rischio, l’invito più o meno efficace alla prudenza. Ognuno di noi reagisce alle ferite come può. Alcune rimangono impresse come cicatrici a ricordarci il percorso, altre vengono rimosse per paura di rimanere immobili, comunque, per un momento, hanno lasciato un segno e quel segno ha determinato in parte la nostra forma. Sbucci nasce da un progetto d’indagine sui bambini delle elementari, per scrivere uno spettacolo che parli a tutti e porti la parola dei più piccoli. Sbucciare è anche andare sotto la superficie, per arrivare al succo. Richiede tempo, abilità, strumenti e attenzione. Gli Omini hanno ascoltato i bambini, con laboratori speciali nelle scuole, accumulando parole e storie, per comporre un ritratto dell’infanzia d’oggi, fatto da centinaia di voci. Dopo anni di indagini antropologiche condotte in tutta Italia alla ricerca dell’uomo qualunque, sondando territori per ricostruire ritratti impressionistici, comici e impietosi, di comunità fatte di molteplici solitudini, Gli Omini hanno sentito la necessità di allontanarsi, per un attimo, dal già sentito, di risalire alle radici di questo uomo comune, per trovare l’origine del pensiero e della parola, per conoscere la propria materia in purezza. È come se dopo anni da falegnami, Gli Omini avessero sentito il bisogno di passare un po’ di tempo nel bosco. Com’era quest’uomo prima di subire le continue tempeste della vita? Com’era prima di capire, accettare e adattarsi alle regole della società? Com’era prima di affrontare gli infiniti processi di lavorazione che lo hanno reso così insicuro, giudicante e incline alle cattive scelte? Ascoltare i bambini di oggi ci aiuta a ricordare da cosa siamo partiti per diventare quello che siamo. Ascoltare i bambini ci permette di guardarci da fuori e con disincanto, per capire come ci stiamo comportando. In questo momento in cui ogni generazione sente di aver sbagliato qualcosa, in questo momento in cui si fa fatica a immaginarsi un futuro, ci sembra fondamentale stare accanto a quelli a cui lo abbiamo negato. Lo spettacolo Sbucci si compone di due parti: una “fissa”, tutta in mano a Bobby, enorme alieno a capo dei Bobbies, esseri simili a lui, ma molto più piccoli: un popolo sconosciuto con fattezze di scatole parlanti. I Bobbies hanno appena terminato una missione sulla Terra, erano stati mandati lì da Bobby per capire qualcosa di più sugli esseri umani, ma gli unici che li hanno degnati di uno sguardo sono stati i più piccoli. Da questa premessa prende vita il gioco di Sbucci, dove due adulti porteranno la parola di centinaia di bambini per parlare di ferite, rabbia, adulti e fratelli, maschi e femmine, fantasia e paure, risse, amici e solitudine. Grazie al materiale raccolto durante gli incontri nelle scuole raggiunte dai progetti preparatori, gli Omini hanno creato una drammaturgia sempre pronta a trasformarsi e ad accogliere nuovi personaggi, nuove visioni del mondo, nuovi mondi. Un gioco in cui i bambini si riconoscono e gli adulti si commuovono pensando alla saggezza e alla purezza persa. Un gioco fatto di emozioni, sorprese e contenuti spiazzanti, tutt’altro che infantili. “La banana all’esterno ha un aspetto, la sbucci e all’interno ce ne ha un altro. Se una persona da fuori è bella, dentro può darsi di no. Noi umani ce l’abbiamo la buccia. ci sbucciamo anche noi.”
19 aprile ore 17.00 20 aprile ore 09.45 Teatro I. Nieri (Ponte a Moriano. L’Orso felice. Lo spettacolo, tratto da L’orso che non c’era di Oren Lavie, indaga il tema dell’identità in modo poetico e leggero, come solo un Orso Felice può fare. di e con Elisa Canessa e Federico Dimitri costume dell’Orso: Gisella Butera, Matilde Gori e Chiara Manetti Compagnia DIMITRI/CANESSA e Pilar Ternera
spettacolo vincitore In-Box verde 2023 e menzione Osservatorio critico
Motivazione – Per la capacità dello spettacolo di raccontare ai più piccoli senza retorica e con grande tecnica intrisa di leggerezza e poesia, una storia universale sulla ricerca dell’identità.
miglior spettacolo Young and Kids al FIT – festival internazionale del teatro di Lugano
Motivazione – Uno spettacolo che ha risvegliato la magia e la capacità di porre con delicatezza e poesia domande profonde. La ricerca del sé viene prospettata con grazia: ogni bambino è unico e guardandosi allo specchio può dire ‘questo sono io’, come l’orso felice. Grazie alla Compagnia Dimitri/Canessa per il viaggio. Nelle fiabe, nel silenzio, con sé stessi.
dai 3 ai 6 anni | durata: 45 minuti
“C’era una volta, Tanto Tempo Fa, un Prurito.
Non era un prurito grandissimo.
Non era un prurito da niente.
Era un prurito normale.
E il prurito desiderava una bella grattatina.
Tanto Tempo Fa.”
Nasce prima l’orso o il suo prurito?
La favola di Oren Lavie sembra chiederci la soluzione a questo indovinello che ricorda un famoso paradosso. Nasce prima l’uovo o prima la gallina? Dal Prurito dell’incipit, gratta gratta, nasce un orso. “Bè, tutti sanno che gli orsi si grattano quando sentono prurito, ma non molte persone sanno che i Pruriti si grattano perché sono Orsi!” L’orso trova nella tasca della sua pelliccia un foglietto con una domanda (Tu sei me?) E tre indizi: sono un orso molto gentile, sono un orso felice e anche molto bello. Inizia così una storia semplice ma filosofica di un orso alla ricerca di se stesso, della propria identità, che cerca risposte a domande apparentemente semplici e lo fa relazionandosi con gli altri perché è solo attraverso i rapporti interpersonali che possiamo realmente capire chi siamo. Intraprende allora il suo percorso nella Fantastica Foresta dove impara a riconoscere i diversi tipi di silenzio: il piccolo silenzio delle foglie, quello profondo della terra, l’antico silenzio degli alberi e il silenzio più silenzio di tutti, il suo. Il suo silenzio lo porta a fare la conoscenza della Mucca Mollacciona (una morbida mucca che assomiglia molto ad una poltrona!), del Penultimo Pinguino, a scoprire che è molto meglio annusare i fiori che contarli e che per andare Avanti, certe volte, è anche necessario perdersi! Una storia semplice ma filosofica. Uno strano orso, sognatore, un po’ sulle nuvole, che cerca se stesso, la propria identità e la propria strada e lo fa sia guardandosi dentro (frugandosi nelle tasche!), che relazionandosi con gli altri, perché è anche e soprattutto con l’interazione con ciò che è “altro da sé” che si può scoprire chi si è veramente. Un viaggio per scoprire come ci vediamo e come ci vedono gli altri perché non tutti ci vedono allo stesso modo e forse siamo la somma di tutti questi sguardi.. .e di quelli che ancora non ci son stati rivolti.
23 aprile ore 15.30 Teatro del Giglio. Turandot – prova generale aperta. dramma lirico in tre atti e cinque quadri su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, dalla fiaba teatrale omonima di Carlo Gozzi
musica di GIACOMO PUCCINI
edizioni Casa Ricordi, Milano
EDIZIONE DEL CENTENARIO
direttore d’orchestra Alessandro D’Agostini
regia, scene, costumi Nadir Dal Grande
Orchestra della Toscana
durata: 2 ore e 30′ circa
Visita il sito del Teatro del Giglio https://www.teatrodelgigliogiacomopuccini.it/it/cartellone/stagione/2025-2026/