Un inno al colore, ad essere se stessi, a cercare il proprio posto nel mondo “La Tirannosaura rosa” di Alessandro Niero è tutto questo, ma anche un albo pieno di trovate linguistiche divertenti tutte da leggere con i nostri bambini per riflettere “giocando”.
Abbiamo incontrato l’autore per gustarci il libro insieme a lui.
Come nasce l’idea di questo libro?
È merito di mia figlia Beatrice che, quando era alle elementari, si è svegliata una mattina raccontandomi di un sogno che aveva fatto: una maestra in forma di tirannosaura rosa in una classe di tirannosaurine con cappellini di paglia e nastro viola.
Per come me l’aveva presentata, mi sembrava una figura “autorevole”, che io ho pensato di trasformare in “autoritaria”, Infatti, nella storia, la tirannosaura vuole che tutto sia rosa e, siccome i neonati dinosauri non ne vogliono proprio sapere di nascere di quel colore, ricorre a un dente magico con cui punge loro la chiappetta destra: e così tutti assumono una bella tinta perfettamente uguale a quella della tirannosaura. A proposito: anche l’idea della puntura è di mia figlia. Da questi due spunti ho cercato di sviluppare la vicenda di Rosalba, la tirannosaura rosa.
Quale il messaggio che vuole trasmettere?
Mi piacerebbe, innanzi tutto, che il libro venisse gustato in sé, per come è scritto, per i giochi di parole e la lingua: quindi spero che se ne possa trarre godimento anche al di là del messaggio, che può comunque essere vario, a seconda della sensibilità di chi legge. Quello che io, personalmente, volevo mettere in rilievo è la necessità di ognuno, piccolo o grande che sia, di dare ascolto alla propria voce e di cercare la propria strada – o, volendo, il proprio colore – senza troppo conformarsi a ciò che ci chiedono gli altri, importanti o meno che siano. Penso che essere sé stessi stia diventando sempre più difficile, visto che fin da piccoli siamo obbligati a obbedire a modelli di ogni tipo, decisi da altri e che sono negli interessi degli altri, non dei nostri. Ognuno è unico e l’unicità è un bene meraviglioso. Ebbene sì: questa cosa mi piacerebbe che arrivasse ai lettori.
Quali sono le reazioni dei bambini alla lettura del suo libro?
Il libro è appena uscito e non sono ancora state fatte presentazioni. Posso, quindi, solo dire come spero reagiscano i bambini. A dire il vero, alla figlia di un’amica, che ha 6 anni e va in prima elementare, il racconto è piaciuto molto: spero che questo riscontro diventi abituale! In realtà il libro potrebbe forse piacere anche ai grandi.
La “rivoluzione” inizia dalla conoscenza dei nuovi colori quanto è importante l’accesso al sapere per ogni bambino per la sua crescita libera?
È fondamentale, ma non soltanto per accumulare nozioni. Sapere che le cose si ottengono da altre cose – il rosa dal bianco e il rosso, il viola dal rosso e dal blu, e così via – è importante per arricchire il proprio sguardo sul mondo, per capire come è fatto e quale è la sua storia. Quando Violetta, sgattaiolando nel laboratorio del papà farmacista, prende in mano il Dizionario rosa, recupera informazioni su sé stessa, sul proprio nome, rende il mondo un po’ più variopinto, anche se, per ora, in uno spazio ristretto e solo nella sua immaginazione. Scoprire la multiformità del mondo vuol dire anche, in parte, sapere cosa vuol dire essere diversi ed essere più pronti ad accettare le differenze. Sono contento che, a scuotere la mente di Violetta, sia un vecchio e un po’ polveroso dizionario. L’avventura tra le parole è bellissima e pressoché infinita. Ed è una enorme finestra sull’universo.
Come si lavora a trasformare un’idea, una trama adattandola ai piccoli lettori?
Se devo essere sincero, la storia è venuta un po’ da sé e il mio sforzo principale è stato quello di scrivere in una lingua accessibile, per non allontanate i piccoli lettori.
Una volta trovato il tema, comunque, ho pensato a una vicenda in cui anche un bambino potesse in qualche modo riconoscersi. Ecco, quindi, la storia di una tirannosaurina che sta crescendo e che, pur non avendo un’infanzia semplicissima, cerca di trovare il suo spazio. Ho pensato di dar vita a un conflitto semplice, ma elettrizzante, tra chi impone una regola e chi la vìola per non tradire sé stessa. Forse Violetta è più grande e più “eroica” di ciò che prevede la sua età, ma, così concepita, è più facile che diventi una figura in cui identificarsi, una specie di personaggio “positivo” su cui concentrare l’attenzione.
